Covid-19: la lotta di classe non si ferma!

 

Il governo Conte, con i suoi decreti sul Coronavirus, ha imposto la chiusura di scuole e negozi e una sorta di stato d’assedio sospendendo i diritti fondamentali dei lavoratori e delle masse, ossia il diritto di sciopero, di organizzazione, di riunione, di manifestazione, di spostamento, ecc., lasciando però aperte le fabbriche e garantendo la piena circolazione delle merci (fra cui la forza-lavoro), in ossequio alle volontà di Confindustria e delle associazioni padronali.

Gli operai di numerose fabbriche, dal nord al sud, sono scesi spontaneamente in sciopero contro la mancanza di misure e dispositivi di protezione, della sanificazione dei luoghi di lavoro, nonché per l’assenza di “ammortizzatori sociali” in molte aziende; sono morti 12 detenuti nelle carceri sovraffollate in rivolta per il diritto alla salute.

Gli scioperi hanno messo in luce che ai padroni e ai governi borghesi importa poco o nulla della salute e della sicurezza degli operai: questi governi pretendono di garantire la libertà d’impresa senza tutelare i diritti sociali dei lavoratori che nelle imprese ci lavorano creando la ricchezza del paese.

A “lor signori” interessa più di tutto l’estrazione di plusvalore creato dal lavoro degli schiavi salariati, che è la sorgente del profitto capitalistico e la fonte dei redditi di tutte le classi sfruttatrici, ed allo stesso tempo la causa principale della rovina della salute e della vita degli operai.

Questi scioperi hanno anche messo in luce la situazione drammatica che si è prodotta a seguito di decenni di smantellamento del sistema sanitario pubblico, da parte di tutti i governi che si sono succeduti, per favorire il profitto degli imprenditori della sanità privata e dirottare la spesa pubblica sui militari e sugli armamenti.

Ecco perché il governo Conte tenta di scaricare sui singoli individui la responsabilità del contrasto al diffondersi del Coronavirus con provvedimenti, come quello che costringe chi non lavora a stare chiuso in casa e che somiglia molto a una sorta di arresti domiciliari.

Le manifestazioni operaie rappresentano una positiva risposta al sistema di sfruttamento e oppressione della classe dei capitalisti. Hanno infranto il clima di smobilitazione imposto dai sindacati collaborazionisti e rotto il silenzio sulla loro condizione di lavoro e di vita in questo momento, particolarmente difficile.

A seguito di queste manifestazioni, governo, industriali e vertici sindacali collaborazionisti sono corsi ai ripari firmando un “protocollo condiviso” che contiene alcune misure a tutela della salute delle “persone che lavorano”, ma in realtà è previsto il prosieguo delle attività produttive senza che le misure indicate siano vincolanti (solo impegni e previsioni di massima) e senza sanzioni per i padroni; chi lavora fuori dalle imprese, come ad esempio i riders che consegnano il cibo a domicilio o i lavoratori precari, non è nemmeno preso in considerazione. La loro priorità è evitare scioperi, blocchi, presìdi, assemblee... Gli obblighi sono solo per i lavoratori che devono continuare a lavorare a meno di un metro di distanza!

Quanto strappato delle legittime esigenze avanzate con le proteste e gli scioperi non sono la conseguenza delle concessioni padronali e governative, né delle politiche pro-monopoli della UE e del collaborazionismo sindacale.

Gli operai e le classi lavoratrici hanno - a nostro modesto avviso - un compito: proseguire la lotta nei luoghi di produzione e in tutte le realtà ove si svolge l’attività lavorativa per difendere la propria salute, propri interessi e diritti. Niente sicurezza, niente produzione!

I comunisti e gli attivisti sindacali hanno il compito di unire le forze in ogni (e di ogni) realtà operaia e sindacale, nei coordinamenti autoconvocati e autorganizzati, nei comitati e collettivi, per strappare con l’agitazione e la mobilitazione, le rivendicazioni urgenti della classe operaia!

Perché vogliamo una società in cui non sopravvivano solo i più forti, vogliamo una società in cui tutti abbiano davvero il diritto di essere curati adeguatamente (perfino in caso di epidemie), vogliamo una società che non spenda stoltamente i soldi della comunità in armamenti bensì li spenda nella sanità pubblica e universale, vogliamo una società dove le persone, libere dallo sfruttamento, possano esprimere tutte le loro potenzialità creative. 

L’epidemia da 'coronavirus', assieme a tante piaghe sociali, evidenzia i limiti intrinseci del sistema capitalista e la politica criminale e disumana della borghesia che non può garantire alle masse lavoratrici la stessa esistenza, con malattie e morti in nome della produzione e dei suoi profitti.

Il modo di produzione capitalistico deve essere eliminato per conquistare, con la rivoluzione proletaria, un nuovo modo di produzione e di vita: il socialismo.

Da qui, la necessità di organizzare i comunisti nella lotta per la ricostruzione del Partito!

La classe operaia non ha che una via: lottare fino alla vittoria se vuol salvare se stessa e l’umanità intera dalla rovina” (Antonio Gramsci)

 

15.3.2020

 

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